Amaramore

di Carlina Torta
regia di Carlina Torta


assistente alla regia Gianni Garamanti
musiche originali di Aldo Gentileschi
musiche eseguite dal vivo da Aldo Gentileschi al pianoforte
luci di Vincenzo De Angelis


con Carlina Torta
e con Lisa Cantini e Aldo Gentileschi


"L’invecchiamento non è un processo che porta all’inutilità"
Nora, un’anziana insegnante di lettere, vive sola nella sua casa, tra i ricordi di una vita intensa, non immune da qualche amarezza. Per far fronte alla solitudine, è ormai abituata, non senza ironia, a comunicare con un’immaginaria classe di studenti, i suoi peluches. A loro parla della gioia insita nella vita stessa, dell’amore come unica via per ritrovare l’armonia di un tutto, della sua fede: una bussola per orientarsi. L’arrivo del giovane Luca nell’appartamento vicino, crea nuove dinamiche nel quotidiano dell’anziana signora. Tra Nora e Luca nascerà un’amicizia vera, un rapporto inconsueto, libero da pregiudizi e stereotipi. Ma chi è Luca, questo dolce, ambiguo e sensibile giovane pianista? È sinceramente interessato alla vita e ai discorsi di Nora? O forse è solo l’incarnazione del suo desiderio di avere qualcuno che con serena naturalezza, senza angoscia né paura, l’accompagni nell’ultimo periodo della vita? Chi può aiutare Nora a capire? Forse può farlo Maria, la sua più cara amica. Lei conosce il segreto di Luca ma è morta quando era ancora troppo giovane. Ora Maria è un fantasma inviato sulla Terra dal Comitato di Accoglienza e Nora, al contrario di Luca, non la può né vedere né sentire. Maria cercherà di prolungare gli ultimi momenti di esistenza dell’anziana amica, fino a quando Luca dimostrerà di suonare Schubert con il tempo giusto e ineluttabile della vita. Allora gli occhi di Nora incontreranno ancora quelli dell’amica per un nuovo percorso da esplorare…

Note di regia
La necessità che mi spinge a scrivere e a realizzare questi spettacoli, è la volontà o l’utopia di contribuire a creare valore tra gli esseri umani. Cercare una forza interiore per migliorare se stessi, ogni giorno, compiendo una rivoluzione individuale, umana, nel quotidiano, anche a ottanta anni, può aiutarci a ritrovare fiducia nel cambiamento, nella trasformazione dell’umanità, pervenendo a risposte semplici, non superficiali, sul senso delle cose. Penso a come saremo fra una trentina d’anni o più: il mio desiderio, la mia intenzione, è di accettare quella fase della vita senza paura e credo che l’unico modo sia parlarne adesso, a trenta, quaranta, cinquanta, sessant’anni. Come il cadere delle foglie, lo scorrere dell’acqua di un fiume, il susseguirsi delle stagioni, della notte e del giorno, nell’equilibrio naturale della vita s’inserisce la morte, non come la fine di tutto, ma come un sonno che infonde nuove energie, trasformando il dolore del distacco nella certezza che l’amore, in qualsiasi forma, produce sempre un legame indissolubile e imperituro.